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Secondo Ricky Gervais le persone hanno perso il senso dell’ironia

Secondo Ricky Gervais le persone hanno perso il senso dell’ironia

L’attore inglese ritiene che avrebbero dovuto realizzare diversamente The Office, se la serie avesse debuttato nel 2020.

Secondo Ricky Gervais le persone hanno perso il senso dell'ironia
Ricky Gervais ai Golden Globes

Secondo Ricky Gervais le persone hanno perso il senso dell’ironia. L’attore, che ha recitato nella serie comica della BBC dal 2001 al 2003 nel ruolo del crudele manager dell’ufficio David Brent, ha dichiarato che l’attuale dibattito su ciò che è ritenuto accettabile metterebbe in discussione la realizzazione di The Office.

The Office è un franchising internazionale, con moli adattamenti in tutto il mondo, famosissimo è il remake americano con Steve Carrell. La serie originale inglese è stata ideata da Ricky Gervais e Stephen Merchant.

Ricky Gervais ritiene che, se la serie avesse debuttato nel 2020, avrebbe ricevuto molte critiche di persone indignate dai contenuti. Venerdì, in un’intervista a Times Radio, il creatore di The Office ha affermato che il pubblico contemporaneo prende le cose troppo “alla lettera”.

Ci sono questi folle oltraggiose che prendono le cose fuori dal contesto. Questo era uno spettacolo su tutto, riguardava la differenza, riguardava il sesso, la razza, tutte le cose che la gente teme persino che vengano discusse, o discussi ora. Nel caso in cui dicano la cosa sbagliata e vengano cancellati … Le persone vogliono mantenere il loro lavoro, quindi ci preoccuperemmo di alcuni argomenti e barzellette, anche se [noi] stavamo ridendo del fatto che questo buffone fosse scomodo per le differenze … Alcune persone hanno perso il loro senso dell’ironia e del contesto.

Secondo Ricky Gervais le persone hanno perso il senso dell’ironia e c’è comunque una sorta di paura nell’affrontare certi temi, perchè si teme la cancellazione degli show

Le dichiarazioni di Ricky Gervais arrivano poco dopo la lettera aperta, pubblicata sul magazine Harper’s, di 150 intellettuali contro la “cultura della gogna”. Tra i firmatari troviamo Noam Chomsky, Roger Cohen, Francis Fukuyama, Garry Kasparov, Margaret Atwood,  J.K. Rowling e Salman Rushdie.

Nella lettera si sottolinea la necessità di un “dibattito pubblico e della tolleranza delle differenze”, messi in pericolo dal “conformismo ideologico”. Questo a causa di una clima di “gogna pubblica e ostracismo”, che si respira in America per via del sentimento nato dopo le proteste per la morte dell’afroamericano George Floyd. Proteste che hanno scatenato uno tsunami emotivo che vuole la cancellazione del passato scomodo.

Nella lettera si sottolineavano questi importanti passaggi.

Le forze dell’illiberalismo stanno guadagnando forza in tutto il mondo e hanno un potente alleato in Donald Trump, che rappresenta una vera minaccia alla democrazia. Ma non bisogna permettere alla resistenza di irrigidirsi in un proprio genere di dogma o coercizione (…) Il libero scambio di informazioni e idee, linfa vitale di una società liberale, sta diventando sempre più limitato.

Mentre ci aspettiamo questo dalla destra radicale, la censura si sta diffondendo ampiamente anche nella nostra cultura: un’intolleranza verso visioni opposte, la moda dello svergognamento pubblico e l’ostracismo e la tendenza a dissolvere questioni politiche complesse in una accecante certezza morale (…).

Per sconfiggere le cattive idee servono l’esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercare di zittirle o desiderare di allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà, che non possono esistere l’una senza l’altra

 

Luca Miglietta