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Lettera di Arnold Schwarzenegger all’America

Lettera di Arnold Schwarzenegger all’America, dopo la morte di George Floyd e le proteste nelle città USA

L’ex governatore della California e star di Terminator, ha fatto una serie di riflessioni sulla sconvolgente morte dell’afroamericano a Minneapolis in una lettera aperta pubblicata sul The Atlantic

Lettera di Arnold Schwarzenegger all’America, dopo la morte di George Floyd e le proteste nelle città USA
Arnold Schwarzenegger in un ascena de I mercenari di Sylvester Stallone

Lettera di Arnold Schwarzenegger all’America, dopo la morte di George Floyd e le proteste nelle città USA. L’attore di Terminator, qualche giorno dopo la drammatica morte di George Floyd, avvenuta lo scorso 25 maggio a Minneapolis, ha scritto una lettera aperta al popolo americano sulle pagine del The Atlantic. Una scelta che non sembra casuale se pensiamo che la testata era stata recentemente presa di mira dal presidente Donald Trump. Il presidente USA aveva scritto su Twitter di essere felice di scoprire il licenziamento di alcuni membri della redazione di The Atlantic.

La morte George Floyd ha fatto tornare a galla alcune questione mai risolte negli Stati Uniti d’America e semplicemente nascoste sotto il tappeto. Tra queste la violenza della polizia contro gli afroamericani e il razzismo molto forte in alcune fasce della popolazione.

Molte star negli ultimi giorni sono intervenute sui social, per denunciare l’accaduto spesso utilizzando in popolare tag #BlackLivesMatter. John Boyega chiedeva giustizia per George Floyd, Kendrick Sampson è stato ferito durante una protesta a Los Angeles e John Cusack minacciato durante le proteste per George Floyd.

Ecco alcuni estratti della lettera presi dal quotidiano americano, la versione integrale trovate in inglese su The Atlantic.

Sono emigrato negli Stati Uniti nel 1968. Sognavo di venire qua sin dal momento in cui, alle scuole elementari, vidi le prime immagini dell’America. Le foto e i film con quei grattacieli, quei ponti giganteschi, le strade larghissime e Hollywood, rappresentavano per me una terra in grado di offrire infinite opportunità. Decisi che era quello il posto a cui appartenevo. L’America era nel bel mezzo della gara per toccare il suolo lunare e, alla fine del 1968, osservammo i coraggiosi astronauti lanciati in cielo nel primo volo dell’Apollo con equipaggio umano. La loro missione sembrava davvero attestare che non esistevano limiti per questa nazione. Ma nel 1968, da nuovo immigrato, rimasi letteralmente scioccato nel verificare come la nazione sulla quale fantasticavo dalla più tenera infanzia era tutt’altro che perfetta. Non era minimamente vicino all’esserla.

La lettera di Arnold Schwarzenegger all’America è molto personale e profonda e ricca di spunti interessanti

Dopo la parte più personale della lettera Arnold Schwarzenegger prosegue con le sue riflessioni.

I giorni appena trascorsi ci hanno ricordato in maniera brutale che l’America non è perfetta. Credo ancora che sia la nazione più grande del mondo, ma possiamo dire di esserlo davvero solo nel momento in cui ci mettiamo davanti a uno specchio per guardare in faccia i nostri demoni, per scacciarli e cercare di migliorare giorno dopo giorno. Le persone che stanno protestando nelle strade non odiano l’America. Ci stanno chiedendo un’America migliore. E ce lo stanno chiedendo per conto degli americani che non hanno più una voce: Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, George Floyd e molti altri. Quando ho visto l’orribile video della morte di George Floyd, la prima cosa che mi è tornata alla mente è stato quello dell’analoga morte di Eric Garner, colpevole di aver venduto sigarette senza licenza.

Tutto questo deve finire. Ed è necessaria una presa di posizione da parte di tutti noi. C’è bisogno di un miglior training per gli agenti di polizia. Un cambiamento che deve essere chiesto, in primis, dalla maggioranza delle forze dell’ordine, composta da brave persone. Ma deve finire. Con questo non voglio attaccare le forze dell’ordine. È una critica verso un sistema che non funziona. Mio padre era un poliziotto. Ho sempre tifato per gli agenti di polizia. Ma puoi essere fan di qualcosa e, allo stesso tempo, constatare che c’è qualcosa di sbagliato al suo interno. Ed è chiaro che c’è qualcosa che non va.

Il mio amico Erroll Southers, che ha speso l’ intera vita nelle forze dell’ordine e ha lavorato con la mia amministrazione per il dipartimento di homeland security, ha scritto oggi: “Mi capita ancora di agitarmi quando ricevo una telefonata inaspettata a un orario insolito perché spero che mio figlio, mio fratello o un parente non sia diventato il nuovo hashtag”. Pensateci un attimo. Erroll Southers è un professore della USC, un ex agente dell’FBI, un uomo eccezionale, che, “a causa” del colore della sua pelle, quando sente squillare il telefono di notte pensa, in maniera automatica, che suo figlio o suo fratello potrebbero essere la motivazione dietro la prossima marcia. Non riesco neanche a immaginare cosa possa significare […] È sbagliato, è ingiusto ed è per questo che le persone stanno manifestando oggi.

Ecco la lettera completa dell’ex governatore della California: The Atlantic.

L.M.

4 Risposte a “Lettera di Arnold Schwarzenegger all’America”

  1. ecco perchè è un’ottima persona, non solo uno dei miei attori preferiti
    ecco perchè dico sempre ai miei amici che splendida persona è Arnold

  2. la mia ragazza non lo ama come attore, ma come persona lo apprezza moltissimo è sempre lì a seguire su instagram e facebook Schwarzenegger. praticamente scopro quello che fa arnold grazie a lei…. un giorno le farò amare anche gli stupendi film di arnold

  3. bellissime parole, e nonostante lo stimi molto per aver inanellato grandissimi successi in così tanti campi ed aver raggiunto la vetta in ogni cosa che ha fatto, mi rende un po’ perplesso questo suo cambio di registro, ora che si trova dall’altra parte della barricata, in quanto ricordo benissimo che quando era governatore della California, in più di un’occasione, avendo potuto decidere della vita e della morte di un uomo, era piuttosto irremovibile, optando sempre per la seconda.

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