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Lettera al Padreterno di Paola Cortellesi

Lettera al Padreterno di Paola Cortellesi

L’attrice romana ha pubblicato un video su Instagram in cui legge un testo, che è stato molto apprezzato, e molto condiviso sui social

Lettera al Padreterno di Paola Cortellesi
Paola Cortellesi in una scena di “Nessuno Mi può giudicare” di Massimiliano Bruno

La lettera al Padreterno di Paola Cortellesi è stata registrata in un video pubblicato sul profilo Instragram dell’attrice. Il testo della poesia letta Paola Cortellesi, contiene vocaboli tipici del dialetto romano e non è per nulla banale. Chi la ascolta non può far altro che riflettere.

Questo video è già stato visto su Instagram da più di trentottomila persone, ma sta girando anche su Facebook e Twitter. Poesia che molto probabilmente è stato scritta da una amica di Paola Cortellesi, come possiamo intuire dalla descrizione del video. “Della mia amica S, donna straordinaria che ogni giorno si prende cura degli altri e ogni tanto regala poesie”.

Una critica verso l’umanità che ha inquinato l’ambiente i mari e i fiumi, di liquami e rifiuti. Ha incendiato i boschi, causato lo scioglimento dei ghiacciai e sconvolto il clima, causando sempre più alluvioni, nubifragi e monsoni. Il coronavirus ha fatto capire agli uomini di non essere immortali, e che, la loro arroganza verso la natura, può essere ridimensionata da una pandemia. Gli esseri umani hanno sì costruito ponti, strade, dighe, razzi, droni e satelliti, ma ora sono impotenti di fronte al COVID19.

Il testo della Lettera al Padreterno di Paola Cortellesi ad un certo punto si trasforma in una preghiera a Dio per far finire la pandemia di coronavirus, perchè l’umanità adesso ha capito la lezione. Gli esseri umani hanno compreso di non essere dei. Infine chiede aiuto al Signore per i medici. “Gente in tuta bianca che combatte senza sosta sto nemico che li sfianca che je sta rompendo l’ossa”.

Ecco il testo intergrale della lettera al Padreterno di Paola Cortellesi per chi non potesse vedere il video

Proprio come le formiche famo ponti, muri e dighe, c’affanniamo come pazzi a fa le guerre, arma’ li razzi bombardamo co li droni li cattivi contro i boni. S’adunamo poi a milioni pe fa le rivoluzioni. Controllamo da remoto i satelliti e le foto de tempeste, de uragani, de cicloni e tsunami, lo capisci padretè che co ste opere imponenti ste invenzioni divertenti c’era parso de sape’ molte cose più de te. Proprio come fa’ er pavone co le piume tutte aperte co quell’aria da sbruffone l’homo sapiens se diverte a sfidà madre natura e senza n’ombra di paura senza manco n’incertezza che le spiagge le ha coperte de liquami de monnezza.

Ha inquinato mari e fiumi ‘ndo li pesci so digiuni tra la plastica e le cicche tra tubetti di pasticche. So’ bollenti le marmitte sull’asfalto che se squaglia e pia foco come paja che sto caldo eccezionale fa fiorì er pesco a Natale. Poi co bombe e baleniere ha purgato specie intere. Le onde nostre nun so mare so dei sonar per stanare le creature degli abissi che ce fanno i stoccafissi. I piromani li conosci? Ah, quelli incendiano li boschi provocando le alluvioni, nubifragi e li monsoni.

Pure l’orsi so’ stremati, che li ghiacci se so sciorti e li lupi ormai affamati stanno a valle mezzi morti. Padre mio, scusa li toni ma lo so che me perdoni si te dico francamente st’omo tuo non vale niente. Semo meno de no schizzo, dello spruzzo su quel muro e sapemo pe sicuro che ce basta no starnuto, na risata con no sputo che la vita è buio e vetro, tutto in meno de un minuto.

Boccheggiamo a testa indietro ce trovamo da San Pietro manco er tempo de un saluto. Senza un bacio semo morti, n’animi più ottusi e storti arroganti e presuntuosi tra movida e pub chiassosi noncuranti del dolore della gente che soffriva, troppo aridi d’amore su un pianeta che spariva tra li scopi der motore de na moto che partiva. Ce tenevo che sapessi che sta manica de fessi senza un filo d’umiltà, che tu chiami umanità, ha capito la lezione sotto i colpi der bastone. I bastardi del creato, noi sta razza maledetta quarche cosa l’ha imparato e je toccato fallo ‘nfretta.

Nun ha senso proprio niente. Si nun poi sta co la gente. Basta Dio, so’ disperato damme fiato damme ‘nprato damme er vento sulla pelle dammi l’occhi suoi, du stelle l’aria fresca de collina o der mare, che è salina damme l’erba sotto i piedi e un pallone con du reti ortre a ‘n campo ben rasato, l’orizzonte sconfinato nel tramonto della sera e la calma, quella vera. Tu da solo tutto puoi tu, che non sei come noi fa finì st’epidemia che scompaia, vada via.

Ce lo sai, semo imperfetti ma lo vedi tra li letti c’è l’amore mo’, nun manca grande come la speranza oltre i vetri, in quella stanza della gente in tuta bianca che combatte senza sosta sto nemico che li sfianca che je sta rompendo l’ossa. Se ci aiuti, vinceremo sta battaglia eccezionale contro un virus, che è letale. M’emoziono adesso e tremo che quest’essere mortale, a cui il male ha messo un freno, po’ fa cose straordinarie, si capisce che è terreno.

L.M.