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Johnny Depp: “Non picchio chi amo”

Johnny Depp: “Non picchio chi amo”

Johnny Depp: “Non picchio chi amo, Hollywood è un vile circo”

Johnny Depp: "Non picchio chi amo"“Non picchio chi amo”. Johnny Depp, diventato ormai la pecora nera di Hollywood va al contrattacco e respinge le accuse di violenza domestica avanzate dall’ex moglie Amber Heard puntando il dito contro il sistema dello show business.

L’attore cinquantacinquenne ha rotto il silenzio in una lunga intervista concessa a GQ British, che lo ha raggiunto nella sua villa nel sud della Francia. L’attore ripercorre le vicende che lo hanno portato al divorzio nel 2016 dall’attrice Amber Heard, dopo soli 15 mesi di matrimonio turbolento.

Il matrimonio tra i due attori non era rose e fiori, una serie di liti culminate in una registrata in un video finito sul web, in cui la star dei I pirati dei Caraibi dà in escandescenze nella villa della coppia in California, dopo essersi accorto che la moglie stava riprendendo la scena con il cellulare. Lei ha accusato Depp di averla addirittura colpita proprio con il telefono, diffondendo poi delle foto in cui aveva un occhio livido. Ecco la versione dell’attore:

Fa male. La cosa che mi fa più male è essere presentato come qualcosa lontanissimo da me. Far male a qualcuno che ami? No, non potevo essere io. È andata ad una festa il giorno dopo. Il suo occhio non era chiuso. Lo copriva con i capelli, ma si vedeva chiaramente che non era chiuso. Ero a oltre 7 metri da lei, come potevo averla colpita? Sono certo che non sia stato facile andare a scuola per mio figlio di 14 anni, capisci? Con la gente che gli fa: ‘Ehi, guarda questa rivista. Tuo padre picchia le donne?’ Perché ha dovuto vivere tutto questo? Perché è dovuta passarci mia figlia?

Johnny Depp: "Non picchio chi amo"Johnny Depp: “Non picchio chi amo”, va al contrattacco e respinge le accuse di violenza domestica avanzate dall’ex moglie Amber Heard. “Io so la verità e se dovessi lasciare tutto oggi, il lavoro, la carriera, tutto, se dovessi sparire, va bene così”

Johnny Depp è aggi alle prese anche con problemi finanziari, nonostante abbia guadagnato circa 650 milioni di dollari nella sua carriera a causa delle sue spese pazze e stravaganti. Tra i tanti vizi costosi uno yacht di 45 metri pagato 18 milioni di dollari e 30 mila dollari al mese solo per bottiglie di vino pregiato.

Come se non bastasse c’è poi il pagamento ritardato di 8,3 milioni di dollari di interessi sulle imposte del quale l’attore ritiene colpevole The Management Group, la società che per anni ha curato i suoi interessi e alla quale ha fatto causa sostenendo che lo abbia frodato.

In ogni caso Johnny Depp ha le idee chiare, non ha dubbi nell’indicare il colpevole del delle sue sfortune e del conseguente deterioramento della sua immagine pubblica: è quello che definisce il vile fottuto circo di Hollywood.

Ha forse fermato tutti i mercanti di Hollywood che volevano farmi chiudere la bocca? C’era in ballo un bel po’ di soldi. Le persone mi hanno denunciato ogni volta che ne hanno avuto l’opportunità, è così ovvio. Io so la verità e se dovessi lasciare tutto oggi, il lavoro, la carriera, tutto, se dovessi sparire, va bene così.

Il matrimonio e le vicende che hanno causato la rottura tra Amber Heard e Johnny Depp si sono chiuse con un accordo tra i due. Johnny Depp, nonostante le presunte violenze, ha continuato a far film e la sua carriera non è stata bloccata dal movimento #MeToo, a differenza di altri attori, e registi.

L.M.

Johnny Depp: "Non picchio chi amo"

Polanski e il primo film dell’era #MeToo

Polanski e il primo film dell’era #MeToo

Polanski e il primo film dell’era #MeToo sul caso Dreyfus

Polanski e il primo film dell'era #MeToo Polanski e il primo film dell’era #MeToo. J’accuse è un film che parla del caso Dreyfus e si tratta del primo di Roman Polanski nell’era del #MeToo. L’ottantacinquenne regista, ancora ricercato dalla giustizia americana per lo stupro di una minorenne, dirigerà il premio Oscar Jean Dujardin in questa pellicola che parla di uno dei più clamorosi casi di errore giudiziario della storia.

Legende Films ha confermato a Hollywood Reporter che le riprese cominceranno entro l’anno a Parigi e sui social media è scoppiata l’indignazione dei sostenitori del movimento. J’accuse racconterà la vicenda del capitano Alfred Dreyfus, l’ufficiale di artiglieria francese di origine tedesca, accusato e condannato per tradimento a favore della Germania alla fine dell’Ottocento. Jean Dujardin, l’attore diventato famoso con The Artist, vestirà i panni dell’agente del controspionaggio che dimostrò, dopo la condanna, che Dreyfus era innocente.

Louis Garrell sarà Alfred Dreyfus. In altri ruoli troveremo Mathieu Amalric, Olivier Gourmet e Emmanuelle Seigner. Sono sei anni che il regista reo confesso negli Usa di aver stuprato nel 1977 una donna, Samantha Geimer, che all’epoca aveva 13 anni, medita di fare questo film. La sceneggiatura è scritta dal romanziere inglese Robert Harris che aveva già lavorato con Polanski nel 2010  in The Ghost Writer.

Polanski e il primo film dell'era #MeToo
Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polański

Il titolo “J’accuse” è preso dalla celebre lettera aperta di Emile Zola in appoggio a Dreyfus, in cui lo scrittore critica aspramente il governo francese per inettitudine e antisemitismo. Roman Polanski aveva annunciato che avrebbe girato un film sul caso Dreyfus nel 2012 a Cannes, ma i tempi della produzione hanno fatto sì che J’accuse sia il suo primo film nell’epoca #MeToo.

Polanski e il primo film dell’era #MeToo, entro anno via a riprese “J’Accuse” del regista accusato stupro

Il movimento Me Too, nato in seguito alle accuse di molestie sessuali e stupri all’ex boss di Miramax Harry Weinstein, a maggio aveva già provocato l’espulsione dall’Academy degli Oscar di Polanski e del comico Bill Cosby. La motivazione è stata per atti “che non si conformano ai nuovi standard in materia di rispetto della dignità umana”.

Polanski, che con Il Pianista nel 2003 aveva collezionato tre statuette, ha definito l’azione illegale, minacciando una causa e definendo il movimento #MeToo una forma di “isteria collettiva”. Nel 1977 Polanski fu arrestato per lo stupro della tredicenne Samantha e si dichiarò colpevole e rimase 42 giorni in prigione dopo i quali fu messo in libertà vigilata e approfittò per fuggire a Parigi prima che il giudice avesse il tempo di emettere la sentenza.

Polanski, sarà anche ritratto dall’attore polacco Rafal Zawierucha nel prossimo film di Quentin Tarantino, Once Upon a Time in Hollywood.

L.M.