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La travagliata produzione di The Predator

La travagliata produzione di The Predator

La travagliata produzione di The Predator, diversi problema hanno reso la pellicola diShane Black non completamente riuscita

La travagliata produzione di The PredatorLa travagliata produzione di The Predator: Shane Black ha incontrato molte difficoltà in fase di scrittura e imprevisti che lo hanno costretto a girare una pellicola in parte diversa dalle sue intenzioni originarie. Shane Black ha rivelato che il primo montaggio del film è stato giudicato dagli spettatori delle proiezioni di prova troppo cupo (tanto da essere soprannominato “Night Cut”), cosa che ha portato il regista, sotto pressioni dei produttori, a riprogrammare l’intero terzo atto del film, la parte maggiormente criticata sotto questo aspetto. Per risolvere questo problema sono state aggiunte parti comiche, trasformando il film in una sorta di commedia d’azione; il tutto è stato reso possibile con nuove riprese, per girare le quali però i produttori hanno dato a Shane Black un budget bassissimo.

The Predator inoltre era stato considerato una pellicola troppo lunga, fattore che ha reso necessario rimuovere il personaggio interpretato da Edward James Olmos. Sono così stati tagliati di 30-45 minuti. L’attore è rimasto un po’ deluso dalla scelta dei produttori ma ha comunque dichiarato alla stampa: “Il film era troppo lungo perciò hanno dovuto rimuovere il mio personaggio. Era troppo lungo di 30-45 minuti, perciò capisco il motivo. È stato gentile da parte loro chiamarmi per dirmi: ‘Scusaci, ci dispiace davvero tanto’”. Pare che l’attore dovesse essere il vero antagonista del film e così questo ruolo di personaggio negativo è passata al capo della squadra anti-predator. Quindi un ruolo tagliato ed un altro personaggio trasformato in qualcosa che non era originariamente.

La travagliata produzione di The PredatorI problemi della pellicola non sono finiti qui perchè la 20th Century Fox ha cancellato una scena da The Predator dopo aver appreso che uno degli attori presenti in essa è stato iscritto nel registro dei sex offender. Si trattava dell’attore Steven Wilder Striegel, accusato di aver tentato di adescare una 14enne e condannato a sei mesi di prigione nel 2010. Secondo quanto aveva riportato il Los Angeles Times, la casa produttrice aveva appreso del passato dell’attore da Olivia Munn, parte del cast e protagonista della pellicola, ed è prontamente intervenuta. La Fox ha dichiarato di non aver saputo nulla sulla fedina penale di Steven Wilder Striegel durante il casting a causa dei limiti legali che impediscono agli studios di fare ricerche sul passato degli attori. In The Predator Steven Wilder Striegel interpretava un jogger che ci prova regolarmente con il personaggio di Olivia Munn. Steven Wilder Striegel è un amico di Shane Black, ed è comparso anche in altre sue pellicole del regista come Iron Man 3 e The Nice Guys.

La travagliata produzione di The Predator, le reazioni di Shane Black alla scoperta della fedima penale del suo attore ed amico

Il regista in un primo momento, appena uscita la notizia sul conto dell’attore, si è giustificato della scelta di scegliere il suo amico: “ho scelto personalmente di aiutare un amico. Capisco che altri potrebbero disapprovare la mia scelta: il fatto che sia finito in prigione per un reato così delicato non va preso alla leggera.”
Shane Black ha poi però rilasciato un’ulteriore dichiarazione, dopo aver letto l’articolo del Los Angeles Times con diversi dettagli sul caso: “dopo aver letto le notizie di questa mattina, mi sono reso tristemente conto di essere stato raggirato da un amico che speravo veramente mi stesse dicendo la verità quando mi descrisse le circostanze della sua incarcerazione. Credo tantissimo nel dare una seconda possibilità alle persone, ma a volte si scopre che la fiducia non è sempre ben riposta. Dopo aver letto nuovi dettagli sulla deposizione scritta giurata, trascrizioni e altre informazioni sulla sentenza di Steve Striegel, sono molto deluso da me stesso. Mi scuso con tutti quelli che, in passato e attualmente, ho deluso coinvolgendo Steve senza dar loro la possibilità di partecipare a questa decisione”.

La travagliata produzione di The PredatorDai confini dello spazio inesplorato, la caccia arriva nelle strade di una piccola città nella terrificante reinvenzione della serie di Predator nel progetto registico di Shane Black. Geneticamente modificati, attraverso la combinazione dei DNA di specie diverse, i cacciatori più letali dell’universo sono adesso ancora più pericolosi, più forti, più intelligenti. Quando un ragazzino innesca accidentalmente il loro ritorno sulla Terra, solo un gruppo di ex soldati e una disillusa insegnante di scienze può impedire la fine della razza umana.

TITOLO: The Predator
DATA USCITA: 11 ottobre 2018
GENERE: Azione, Avventura, Horror, Fantascienza
PAESE: USA
DURATA: 101 Min
ANNO: 2018
REGIA: Shane Black
ATTORI: Boyd Holbrook, Yvonne Strahovski, Olivia Munn, Thomas Jane, Jacob Tremblay, Edward James Olmos, Alfie Allen, Keegan Michael Key, Jake Busey, Trevante Rhodes, Niall Matter, Paul Lazenby, Steve Wilder, Dean Redman, Rhys Williams
TRAILER ITALIANO: The predator Link 1 streaming Youtube
TRAILER IN LINGUA ORIGINALE: The predator Link 2 streaming Youtube

L.M.

Woody Allen ancora accusato dalla figlia di molestie

Woody Allen ancora accusato dalla figlia

Woody Allen ancora accusato dalla figlia, questa volta sulle pagine del Los Angeles Times

Woody Allen anWoody Allen ancora accusato dalla figliacora accusato dalla figlia, che spiega perché il padre non ha mai affrontato le conseguenze delle accuse di molestie

Qualche giorno fa sulle pagine del Los Angeles Times c’è stato un lungo intervento di Dylan Farrow, figlia di Woody Allen.  Dylan accusa l’ambiente di Hollywoodiano di aver condannato Harvey Weinstein e di aver invece risparmiato suo padre, pur essendo anche lui stato accusato di molestie.

Dylan ha ricordato come da oltre venti anni, da quando aveva solo sette anni, continua a sostenere che il padre l’abbia abusata sessualmente e abbia persino avuto dei comportamenti inappropriati con lei anche di fronte ad amici e membri della famiglia. A causa di questi comportamenti la ragazza era stata costretta ad entrare in terapia per affrontare la questione.

Il giudice alle prese con il caso di denuncia di abusi sessuali aveva affidato Dylan alla madre Mia Farrow in modo da proteggere la bambina. Il procuratore distrettuale che si occupava della questione sostenne che c’erano gli elementi per processare Allen, ma di aver evitato il processo per risparmiare alla vittima un’ulteriore fonte di stress.

Dylan Farrow inoltre denunciato tutto questo è stato dimenticato dai media grazie al team di avvocati e di esperti in pubbliche relazioni, che possiede Woody Allen. Ha poi puntato il dito contro attrici come Kate Winslet, Blake Lively e Greta Gerwig che hanno condannato le persone al centro delle rivelazioni degli ultimi mesi pur avendo lavorato con Allen ed aver sostenuto di non essere in grado di giudicare le accuse che gli sono state rivolte.

Kate ad esempio aveva dichiarato al New York Times:

senz’altro ci ho pensato. Ma allo stesso tempo, non conoscevo Woody e non so nulla della sua famiglia. Come attore, devi semplicemente fare un passo indietro e dire ‘Non so nulla e non so se sia vero o falso’. Tutto sommato, ho messo da parte e ho lavorato con la persona. Woody Allen è un regista incredibile.

Woody Allen ancora accusato dalla figlia sul Los Angeles Times

Dylan Farrow ha ricordato che nel 1997 il Connecticut Magazine aveva pubblicato un articolo in cui si rivelava che Woody Allen aveva assunto degli investigatori privati che dovevano occuparsi di trovare delle informazioni utili a “ricattare” gli agenti che si occupavano dei casi di abusi sessuali, mentre un anno fa suo fratello Ronan aveva documentato come gli esperti in pubbliche relazioni della 42 Firm entrino in azione non appena emergono delle accuse nei confronti del proprio cliente.

La Farrow prosegue dicendo:

La verità è difficile da negare ma facile da ignorare. Mi si spezza il cuore quando le donne e gli uomini che ammiro lavorano con Allen e poi si rifiutano di rispondere alle domande relative alla questione. Ha significato tantissimo quando Ellen Page ha detto che rimpiangeva di aver lavorato con Allen e quando Jessica Chastain e Susan Sarandon hanno spiegato perché non lo farebbero. Non è semplicemente il potere che permette agli uomini accusati di abusi sessuali di mantenere le loro carriere e i loro segreti. E’ anche la nostra scelta collettiva di considerare situazioni semplici come complicate e conclusioni ovvie come situazioni del tipo ‘chi può dirlo?’. Il sistema ha funzionato con Harvey Weinstein per decenni e continua a farlo con Woody Allen.