Ultime parole di Roy Batty a Deckard

Ultime parole di Roy Batty a Deckard

Ultime parole di Roy Batty a Deckard in Blade Runner

Ultime parole di Roy Batty a Deckard in Blade RunnerLe ultime parole di Roy Batty in Blade Runner sono scolpite nella storia del cinema. La pellicola di Ridley Scott è ambientata in una distopica Los Angeles dove si trovano replicanti ed esseri umani, questi ultimi vengono usati come forza lavoro in colonie extra terrestri.

I replicanti sono tornati illegalmente sulla Terra e devono essere eliminati dai Blade Runner, tra i quali il detective Rick Deckard, interpretato da Harrison Ford. Una pellicola di cui esistono addirittura 7 versioni per il finale, tra le quali la director’s cut e la The final cut, per un totale di ben sette versioni del film.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

Ultime parole di Roy Batty a Deckard in Blade Runner 2Ultime parole di Roy Batty a Deckard in lingua originale

I’ve seen things you people wouldn’t believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhauser gate. All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.

Il monologo del replicante Roy Batty è stato scritto da Ruther Hauer, lo stesso attore che lo interpreta, una delle migliori performance dell’attore olandese. Nel cast di Blade runner troviamo oltre Harrison Ford e Ruther Hauer anche Sean Young, Edward James Olmos, Daryl Hannah, Brion James e Joe Turkerl.

La sceneggiatura di Blade Runner è stata scritta da Hampton Fancher e David Webb Peoples, ed è liberamente ispirata al romanzo del 1968 Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) di Philip K. Dick.

Blade Runner è inoltre considerato uno dei migliori film di fantascienza di sempre, tanto che nel 1993 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America e nel 2007 l’American Film Institute lo ha posizionato al 97º posto nella classifica AFI’s 100 Years… 100 Movies.

L.M.

Joe Pesci morse un dito a Macaulay Culkin

Joe Pesci morse un dito a Macaulay Culkin

Quando Joe Pesci morse un dito a Macaulay Culkin, aveva anche adottato degli espedienti per creare un vero sentimento di paura nel piccolo attore di Mamma ho perso l’aereo

Joe Pesci morse un dito a Macaulay CulkinJoe Pesci morse un dito a Macaulay Culkin sul set di Mamma ho perso l’aereo. Per creare un sentimento di autentica paura in Macaulay Culkin, l’attore ha evitato di incontrarlo e familiarizzare con lui sul set. Joe Pesci si è però lasciato forse sfuggire la mano nella scena in cui appende il bambino a un attaccapanni e dice la battuta “gli strapperò a morsi questi ditini: uno alla volta!”. In questo frangente infatti l’attore, in un impeto di immedesimazione per rendere davvero realistica la scena, ha realmente morsicato un dito a Culkin, facendolo sanguinare.

Joe Pesci spesso dimenticava di star recitando in una commedia per famiglie e imprecava spesso sul set, ripetendo in continuazione la parola fuck. Il regista gli consigliò di sostituire quella parola con “frigde”, che in inglese significa frigo.

Joe Pesci morse un dito a Macaulay CulkinJoe Pesci morse un dito a Macaulay Culkin per essere più realistico in una scena

Non si tratta del primo attore che ha tentato di essere più realistico possibile in una pellicola, pensate a Robert De Niro che per prepararsi al ruolo di Jake LaMotta in Toro scatenato si è allenato duramente, ha partecipato a tre incontri di boxe e ne vinti due. Come se non bastasse Bob De Niro è ingrassato addirittura di 30 chili per interpretare Jake e questo aumento di peso gli causò anche dei problemi di salute. Christian Bale invece è dimagrito 27 chili per recitare in L’Uomo senza Sonno. Vincent D’Onofrio è ingrassato di 35 chili per il ruolo di Palla di Lardo in Full Metal Jacket.

Joe Pesci morse un dito a Macaulay CulkinMamma ho perso l’aereo (Home Alone) è un film del 1990 scritto e prodotto da John Hughes e diretto da Chris Columbus che racconta le avvenure del piccolo Kevin McCallister alle prese con i due ladri Harry Lime (Joe Pesci) e Marv Merchants (Daniel Stern). I due attori erano amici molto prima di recitare insieme nel film, avevano lavorato già insieme nel 1982 in I’m dancing as fast as I can di Jack Hofsiss e con Jill Clayburgh. Sul set della pellicola i due divennero amici e forse proprio per questo hanno tra di loro una chimica che funziona in Mamma, ho perso l’aereo.

L’idea del film venne a John Hughes durante uno dei viaggi con la famiglia in Europa nel 1989, aveva infatti pensato: “E se uno dei bambini fosse rimasto a casa accidentalmente?”. Due settimane dopo scrisse la sceneggiatura. Non è solo un luogo comune dire che viaggiare schiarisce le idee.

Luca Miglietta

Ridere piangendo

Ridere piangendo

Ridere piangendo di Juan de Dios Peza liberamente citata in Watchmen

Ridere piangendo di Juan de Dios Peza è la poesia a cui pare si sia ispirato Alan Moore per scrivere il testo di una barzelletta raccontata da Rorschach nelle pagine del fumetto Watchmen e nell’omonimo film di Zack Snyder.

Ridere piangendo di Juan de Dios Peza liberamente citata in Watchmen Ridere piangendo di Juan de Dios Peza:

Ammirando Garrick, attor d’Inghilterra,
la gente al applaudirlo gli dicea:
«Sei il più bello della terra
e il più felice…»
E il comico ridea.

I gran lord che di spleen si tormentavan
nelle loro più grevi e oscur nottate,
a veder il re degli attori se n’andavan,
per barattar lo spleen colle risate.

Una volta, da un gran medico,
un tal si presentò collo sguardo squallido:
«Soffro – gli disse – d’un mal tan terrifico
come questo volto mio così pallido.

«Nulla più m’incanta o mi sta attraendo;
non penso al buon nome né alla mia sorte,
in un eterno spleen, da vivo sto già morendo,
e la mia unica speranza sta nella morte».

«Viaggi e si distragga.»
«Ho viaggiato tanto!»
«Si dia alle letture.»
«Ho letto tanto!»
«Ami una donna.»
«Sì son amato!»
«Acquisti un titolo.»
«Già nobile son nato!»

«Sarà forse povero?»
«Ho fortuna.»
«Le gustassero le lusinghe
«Ne ascolto tante!»
«Qual è la sua famiglia?»
«Le mie tristezze.»
«Visita il camposanto?»
«Tanto… tanto…»

«La vostra vita nutre di pubblica ammirazione?»
«Sì, ma non mi faccio metter in soggezione;
sol pei morti ho vera affezione;
che i vivi son la mia tribolazione.»

«Il vostro mal mi causa tentennamento
– aggiunse il medico – ma senza paura
segua questo mio suggerimento:
ammirar Garrick sarà la sua cura.»

«Garrick?»
«Sì, Garrick… la più triste
e austera società lo cerca ansiosa;
chi lo vede si spancia in risate mai viste:
c’ha il dono d’una grazia artistica meravigliosa.»

«E farà ridere anche me?»
«Ah! Sì, ve lo giuro
egli, e nulla più, ma… perché ancor afflizione?»
«Così – dice il paziente – di certo non mi curo
Garrick son io!… Dottor, mi cambi prescrizione.»

Quanti ce ne sono che stanchi di vivere
morti di noia, malati di depressione,
come l’attor suicida gli altri fan ridere,
senza mai, pel suo stesso mal, trovar soluzione!

Ahi! Quante volte ridere è un piangere ancora!
Nessuno confidi dell’allegria nel riso,
perché negli esseri che il dolor divora,
l’anima soffre mentre ride il viso!

Se muore la fede, se fugge la calma,
se solo mestizia nel cammino è incontrata,
sale su al volto la tempesta dell’alma,
e scoppia in un lampo triste: la risata.

Il carneval del mondo inganna tanto,
che le nostre vite son brevi mascherate;
qui apprendiamo a rider col pianto,
e a piangere pure colle risate.

Juan de Diós Peza, Ridere piangendo (1852 -1911) Traduzione di Rodolfo de Matteis

Ridere piangendo di Juan de Dios Peza liberamente citata in Watchmen 2Ridere piangendo di Juan de Dios Peza liberamente citata in Watchmen in ligua originale

Viendo a Garrik —actor de la Inglaterra—
el pueblo al aplaudirle le decía:
«Eres el mas gracioso de la tierra
y el más feliz…»
Y el cómico reía.

Víctimas del spleen, los altos lores,
en sus noches más negras y pesadas,
iban a ver al rey de los actores
y cambiaban su spleen en carcajadas.

Una vez, ante un médico famoso,
llegóse un hombre de mirar sombrío:
«Sufro —le dijo—, un mal tan espantoso
como esta palidez del rostro mío.

»Nada me causa encanto ni atractivo;
no me importan mi nombre ni mi suerte
en un eterno spleen muriendo vivo,
y es mi única ilusión, la de la muerte».

—Viajad y os distraeréis.
— ¡Tanto he viajado!
—Las lecturas buscad.
—¡Tanto he leído!
—Que os ame una mujer.
—¡Si soy amado!
—¡Un título adquirid!
—¡Noble he nacido!

—¿Pobre seréis quizá?
—Tengo riquezas
—¿De lisonjas gustáis?
—¡Tantas escucho!
—¿Que tenéis de familia?
—Mis tristezas
—¿Vais a los cementerios?
—Mucho… mucho…

—¿De vuestra vida actual, tenéis testigos?
—Sí, mas no dejo que me impongan yugos;
yo les llamo a los muertos mis amigos;
y les llamo a los vivos mis verdugos.

—Me deja —agrega el médico— perplejo
vuestro mal y no debo acobardaros;
Tomad hoy por receta este consejo:
sólo viendo a Garrik, podréis curaros.

—¿A Garrik?
—Sí, a Garrik… La más remisa
y austera sociedad le busca ansiosa;
todo aquél que lo ve, muere de risa:
tiene una gracia artística asombrosa.

—¿Y a mí, me hará reír?
—¡Ah!, sí, os lo juro,
él sí y nadie más que él; mas… ¿qué os inquieta?
—Así —dijo el enfermo— no me curo;
¡Yo soy Garrik!… Cambiadme la receta.

¡Cuántos hay que, cansados de la vida,
enfermos de pesar, muertos de tedio,
hacen reír como el actor suicida,
sin encontrar para su mal remedio!

¡Ay! ¡Cuántas veces al reír se llora!
¡Nadie en lo alegre de la risa fíe,
porque en los seres que el dolor devora,
el alma gime cuando el rostro ríe!

Si se muere la fe, si huye la calma,
si sólo abrojos nuestra planta pisa,
lanza a la faz la tempestad del alma,
un relámpago triste: la sonrisa.

El carnaval del mundo engaña tanto,
que las vidas son breves mascaradas;
aquí aprendemos a reír con llanto
y también a llorar con carcajadas.

L.M.

Ridere piangendo di Juan de Dios Peza liberamente citata in Watchmen 3

Barzelletta di Rorschach

Barzelletta di Rorschach

La barzelletta di Rorschach in Watchmen

 Barzelletta di RorschachBarzelletta di RorschachHo sentito una barzelletta… Un uomo va dal dottore, gli dice che è depresso, che la vita gli sembra dura e crudele, gli dice che si sente solo in un mondo minaccioso… Il dottore dice: «La cura è semplice, il grande clown, Pagliacci, è in città! Lo vada a vedere, la dovrebbe tirar su!». L’uomo scoppia in lacrime: «Ma dottore… Pagliacci sono io!». Buona questa. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.

Rorschach, il cui vero nome è Walter Joseph Kovacs, è uno dei protagonisti del fumetto Watchmen scritto da Alan Moore. Si tratta di un giustiziere mascherato violento e solitario che si copre il volto con una maschera raffigurante le famose macchie del test Rorschach. Prende spunto da Question della DC Comics e Mr. A della Charlton Comics

 Barzelletta di RorschachLa barzelletta di Rorschach in lingua originale

I heard a joke once. Man goes to doctor, says he’s depressed. Life seems harsh and cruel. Says he feels all alone in a threatening world. Doctor says “Treatment is simple. The great clown, Pagliacci, is in town. Go see him. That should pick you up”. Man bursts into tears. “But doctor”, he says, “I am Pagliacci.” Good joke. Everybody laugh. Roll on snare drum. Curtains.

Pare che Alan Moore si sia ispirato alla poesia di Juan de Dios Peza intitolata “Ridere piangendo per scrivere il testo della barzelletta raccontata da Rorschach nelle pagine del fumetto Watchmen e nell’omonimo film di Zack Snyder.

Barzelletta di RorschachLa barzelletta veniva introdotta in questo modo da Rorschach:

Edward Blake… “Il Comico”… Nato nel 1918. Sepolto sotto la pioggia, assassinato. È questo quello che ci tocca? Non abbiamo tempo per gli amici, solo i nostri nemici ci lasciano rose. Vite violente che finiscono violentemente, Blake l’aveva capito: gli uomini sono selvaggi per natura, non serve a niente coprirla di zucchero, per mascherarla. Blake aveva visto il vero volto della società e aveva scelto di diventarne una parodia, una barzelletta.

Edward Blake, The Comedian, born 1918, buried in the rain. Murdered. Is that what happens to us? No time for friends? Only our enemies leave roses. Violent lives ending violently. Blake understood. Humans are savage in nature. No matter how much you try to dress it up, to disguise it. Blake saw society’s true face. Chose to be a parody of it, a joke.

L.M.

La natura dell’uomo

La natura dell’uomo

La natura dell’uomo, un signore anziano in Waking Life

La natura dell'uomo, un signore anziano in Waking LifeLa natura dell’uomo in Waking Life. Si tratta di un film d’animazione del 2001, diretto da Richard Linklater. L’intero film è stato girato in rotoscope usando un video digitale su cui successivamente una squadra di artisti con il computer ha disegnato linee stilizzate e colori per ogni fotogramma.

La natura dell’uomo. Ci sono due tipi di sofferenti a questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria. Se ci pensi un attimo, quasi tutti i comportamenti dell’uomo e le sue attività in sostanza non sono diverse da quelle degli animali. Le più avanzate tecnologie e la nostra abilità artigiana ci portano al livello dei super-scimpanzé, non di più. In realtà la differenza fra, diciamo, Platone e Nietzsche e l’uomo medio, è maggiore di quella che esiste fra lo scimpanzé e l’uomo medio. Il regno del vero spirito, del vero artista, del santo, del filosofo, sono in pochi a raggiungerlo. Perché così pochi? Perché la storia del mondo e l’evoluzione non sono esempi di progresso ma piuttosto un’infinita e futile addizione di zeri? Non si sono sviluppati i valori più importanti. Diamine, i Greci 3000 anni fa non erano certo meno progrediti di noi. Allora quali sono le barriere che impediscono all’essere umano di arrivare per lo meno vicino al suo vero potenziale? La risposta a questa domanda la si può trovare in un’altra domanda. Qual è la caratteristica umana più universale? La paura. O la pigrizia.

La natura dell'uomo, un signore anziano in Waking LifeLa natura dell’uomo, l’ultima parte del raginamento, la più bella, in lingua originale

What are these barriers that keep people from reaching anywhere near their real potential? The answer to that can be found in another question and that’s this: Which is the most universal human characteristic: fear, or laziness?.

L.M.

Cose per cui vale la pena vivere secondo Woody Allen

Cose per cui vale la pena vivere secondo Woody Allen

Cose per cui vale la pena vivere secondo il famoso regista e comico Woody Allen

Cose per cui vale la pena vivere secondo Woody AllenCose per cui vale la pena vivere? La classica domanda esistenziale che si sono fatte tante persone più o meno famose nel corso della storia è risolta a modo suo dal regista Woody Allen nel bellissimo film Manhattan. Quali sono per lui le cose per cui vale la pena vivere? Ve le elenchiamo in un breve estratto della pellicola:

Idea per un racconto sulla gente a Manhattan, che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali. Ah, ehm… Deve essere ottimistico. Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui valga la pena di vivere. Ehm… Per esempio… Ehm… Per me… boh, io direi… il vecchio Groucho Marx per dirne una e… Joe DiMaggio e… secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di FlaubertMarlon Brando, Frank Sinatra… quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézannei granchi da Sam Wo… il viso di Tracy… (Isaac)

Cose per cui vale la pena vivere secondo Woody Allen, estratto di Manhattan in lingua originale

An idea for a short story about um people in Manhattan who uh are constantly creating these real, uh, unnecessary, neurotic problems for themselves ‘cause it keeps them from dealing with more unsolvable, terrifying problems about, uh, the universe. Um, tsch-it’s, uh . . . well, it has to be optimistic. Well, alright, why is life worth living? That’s a very good question. Um. Well, there are certain things I-I guess that make it worthwhile. Uh, like what? Okay. Um, for me . . . uh, ooh, I would say . . . what, Groucho Marx, to name one thing . . . uh, ummmm, and Willie Mays and um, the second movement of the Jupiter Symphony, and ummmm… Louie Armstrong‘s recording of “Potato Head Blues” . . . umm, Swedish movies, naturally . . . Sentimental Education by Flaubert . . . uh, Marlon Brando, Frank Sinatra . . . ummm, those incredible apples and pears by Cézanne . . . uh, the crabs at Sam Wo’s . . . uh, Tracy’s face.

L.M.

Incipit di Manhattan

Incipit di Manhattan

Incipit di Manhattan del regista Woody Allen

Incipit di Manhattan del regista Woody AllenIncipit di Manhattan. Capitolo primo. “Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…” Ah no, è meglio “la mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin…” Ah no, fammi cominciare da capo… Capitolo primo. “Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione…” Eh no, stantio, roba stantia, di gusto… Insomma, dai, impegnati un po’ di più… da capo. Capitolo primo. “Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. Capitolo primo. “Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia…” Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. Capitolo primo. “Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre…” No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata.” (Isaac)

Incipit di Manhattan del regista Woody Allen in ligua originale:

Chapter One. He adored New York City. He idol­ized it all out of proportion.” Uh, no, make that: “He-he . . . romanticized it all out of proportion.” Yeah. To him, no matter what the season was, this was still a town that existed in black-and-white and pulsated to the great tunes of George Gershwin.” Uh, no let me start this over. “Chapter One. He was too romantic about Manhattan as he was about everything else. He thrived on the hustle bustle of the crowds and the traffic. To him, New York meant beautiful women and street-smart guys who seemed to know all the angles.” Nah, corny, too corny for a man of my taste [He clears his throat.] Let me – let me try and make it more profound. “Chapter One. He adored New York City. To him, it was a metaphor for the decay of contemporary culture. The same lack of individual integrity that cause so many people to take the easy way out was rapidly turning the town of his dreams in-” No, it’s gonna be too preachy. I mean, you know, let’s face it, I wanna sell some books here. “Chapter One. He adored New York City, although to him, it was a metaphor for the decay of contemporary culture. How hard it was to exist in a society desensitized by drugs, loud music, televi­sion, crime, garbage.” Too angry. I don’t wanna be angry. “Chapter One. He was as tough and romantic as the city he loved. Behind his black-rimmed glasses was the coiled sexual power of a jungle cat.” I love this. “New York was his town, and it always would be.

L.M.

Discorso de il grande dittatore

Il discorso de il grande dittatore

Il discorso de il grande dittatore, film del 1940 di Charle Chaplin

Discorso de il grande dittatore Charlie ChaplinIl discorso de il grande dittatore, fatto dal barbiere ebreo, scambiato per il dittatore Adenoid Hynkel

Discorso de il grande dittatore. Il grande dittatore è un film del 1940, forse uno dei più bel film di Charle Chaplin. Nel film l’artista britannico interpreta due personaggi: Adenoid Hynkel, il dittatore di Tomania, una parodia di Adolf Hitler, e un barbiere ebreo perseguitato dai nazisti. Si tratta di un film comico, ma nel suo epilogo vi è un discorso pronunciato dal barbiere ebreo, scambiato per il dittatore Adenoid Hynkel. Chaplin con lo sguardo fisso sulla cinepresa si rivolge direttamente al pubblico con un messaggio di speranza all’umanità che ha come scopo quello di fare del mondo un posto migliore.

Discorso de il grande dittatore Charlie Chaplin 2Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca a far le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini! Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di San Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”.Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Il grande dittatore (The Great Dictator)

L.M.