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Ballo di Joker come quello di Chandler

Ballo di Joker come quello di Chandler in Friends

Il ballo di Joker come quello di Chandler Bing, parola di Matthew Perry

Ballo di Joker come quello di Chandler in Friends
Il ballo di Joker come quello di Chandler in Friends? Secondo, Matthew Perry che interpretava il simpatico e divertente personaggio Chandler Bing nella famosissima sitcom americana sì.

Vi ricordate la scena delle scale vista nel film su Joker già diventata cult in poche settimane dall’uscita della pellicola? È ispirata a una delle popolari mosse di Chandler in Friends. A sostenerlo, scherzando, è proprio Matthew Perry su Twitter, l’interprete del personaggio della sitcom. L’attore ha condiviso un divertente meme che mette a confronto le due mosse.

“Prego”, ha scritto l’attore condividendo l’immagine. Poi ha aggiunto: “Non so chi ha realizzato il meme, ma bravo”. La condivisione di Matthew Perry ha scatenato l’ilarità degli utenti che hanno condiviso il post ed addirittura trovato altri paralallelismi tra i due personaggi. Chissà se Joaquin Phoenix per interpretare Joker si è ispirato al Chandler Bing di Matthew Perry, bisognerebbe chiederglielo.

Ballo di Joker come quello di Chandler in Friends 2
Joker ha avuto un enorme successo, superiore alle previsioni, ha infatti superato il miliardo di dollari d’incassi al botteghino. Il pubblico ha molto apprezzato la pellicola

intanto il Joker di Todd Phillips, dopo aver raggiunto a fine ottobre gli incassi più alti di sempre per un film R-Rated (Sigla utilizzata negli USA per indicare i film vietati ai minori di 17 anni senza presenza di un adulto con loro), ha battuto recentemente un nuovo record. Grazie agli incassi mondiali pari a oltre un miliardo di dollari, il Joker di Joaquin Phoenix è diventato anche il cinecomic più redditizio di sempre, essendo costato solo 65 milioni di dollari e avendo quindi incassato oltre 15 volte il budget speso.

La cifra raccolta da Joker è ancora più clamorosa se si tiene conto che la pellicola di Todd Phillips targata  Warner Bros non ha avuto una distribuzione in Cina, paese che da diversi anni risulta fondamentale per scalare il box-office.

L.M.

 

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin scritta e cantata da Madonna

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin
Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin. Nel 1992 usciva Le iene (Reservoir Dogs) un film scritto e diretto da Quentin Tarantino, al suo esordio in un lungometraggio. Nell’incipit del film, c’è la celeberrima sequenza del dialogo tra le iene sedute attorno ad un tavolo dopo aver fatto colazione. Una delle Iene, Mr. Brown, interpretato da Quentin Tarantino, osserva che “Like A Virgin” di Madonna deve essere “a metaphor for big dicks”.

Uno dei dialoghi Tarantiniani più famosi ed apprezzatissimo dai fan, ma Madonna prenderà le distanze dall’interpretazione fornita da Mr. Brown della sua canzone. Quando Madonna ha incontrato Tarantino ad una festa per celebrare l’uscita del film, gli ha consegnato una copia autografata del suo ultimo disco Erotica. Assieme alla copia c’era un simpatico biglietto con su scritto: “Quentin: It’s about love, not dick” “Quentin: riguarda l’amore, non il cazzo”

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin madonna
Ecco la conversazione integrale dell’incipit de Le Iene, che possiamo riportarvi solamente per iscritto, per problemi di copyright il video non possiamo inserirlo

Mr. Brown: Ve lo dico io di cosa parla Like a Virgin. Parla di una ragazza che rimorchia uno con una fava così! Tutta la canzone è una metafora sulla fava grossa.
Mr. Blonde: No, macché, parla di una ragazza vulnerabile perché se la sono sbattuta di sopra e di sotto, ma poi incontra un tipo sensibile e…
Mr. Brown: Nonononono, mammoletta, queste sono cazzate per turisti!
Joe [sfogliando una rubrica]: Toby? Toby? Chi cazzo è Toby?
Mr. Brown: Like a Virgin non parla affatto di una ragazza sensibile che incontra un bravo ragazzo. Quella è True Blue, sì, è così, su questo non ci piove.
Mr. Orange: E qual è True Blue?
Eddie: Non conosci True Blue? Cristo, è stato un successo per Madonna. Allora non segui la top ten, se non sai nemmeno cos’è True Blue.
Mr. Orange: Senti, stronzo, ho solo chiesto come fa. Non vorrai mica spappolarmi il cazzo se non sono un fan di Madonna, no?
Mr. White: Per me può anche andare a cagare.
Mr. Blue: A me piaceva all’inizio quando cantava Borderline. Ma da quando è entrata nella fase Papa don’t preach non la seguo più.
Mr. Brown: E basta, così mi fate perdere il filo. Non mi ricordo più. Che stavo dicendo?
Joe: Toby la cinesina? Come faceva di cognome?
Mr. White: Che roba è quella?
Joe: È una vecchia rubrica, l’ho trovata in un cappotto che non mettevo da secoli. Come si chiamava?
Mr. Brown: Ma che cazzo stavo dicendo?
Mr. Pink: Hai detto che True Blue parla di una ragazza sensibile che conosce un bravo ragazzo, invece Like a Virgin è una metafora della fava grossa.
Mr. Brown: Ah sì. Ve lo dico io di che parla Like a Virgin. Parla di una figa che scopa come una matta a destra e a sinistra, giorno e notte, mattina e sera. Cazzocazzo cazzocazzo cazzocazzo cazzocazzo cazzo.
Mr. Blue: Quanti cazzi fanno?
Mr. White: Una marea!
Mr. Brown: Finché un bel giorno incontra un tipo cazzuto alla John Holmes e allora vai alla grande! Cioè, uno che con l’attrezzo ci scava i tunnel, come Charles Bronson ne La grande fuga. Lei ci da dentro come una maiala, finché sente una roba che non sentiva da un secolo: dolore… Dolore. Le fa male! Le fa male… Non dovrebbe, perché la strada e bell’e che asfaltata ormai, ma quando il tipo la pompa, le fa male. Lo stesso dolore che sentì la prima volta, capite? Il dolore fa ricordare alla scopatrice folle le sensazioni di quando era ancora vergine… E quindi, Like a Virgin!

Interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin di madonna
L’interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin è corretta? L’idea del grande regista è senza dubbio curiosa, ma credo sia andato fuori strada, molto probabilmente ben conscio di farlo per creare un dialogo ed una libera interpretazione davvero curiosa. Ora vi proponiamo anche il testo integrale della famosissima canzone di Madonna del 1984 per potervi fare anche voi un’idea se l’interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin è corretta:

Like a Virgin
(Madonna)

I made it through the wilderness
Somehow I made it through
Didn’t know how lost I was
Until I found you
I was beat
Incomplete
I’d been had, I was sad and blue
But you made me feel
Yeah, you made me feel
Shiny and new
Hoo, Like a virgin
Touched for the very first time
Like a virgin
When your heart beats
Next to mine
Gonna give you all my love, boy
My fear is fading fast
Been saving it all for you
‘Cause only love can last
You’re so fine
And you’re mine
Make me strong, yeah you make me bold
Oh your love thawed out
Yeah, your love thawed out
What was scared and cold
Like a virgin, hey
Touched for the very first time
Like a virgin
With your heartbeat
Next to mine
Whoa
Whoa, ah
Whoa
You’re so fine
And you’re mine
I’ll be yours
‘Till the end of time
‘Cause you made me feel
Yeah, you…
Like a virgin, hey
Touched for the very first time
Like a virgin
With your heartbeat
Next to mine
Like a virgin, ooh ooh
Like a virgin
Feels so good inside
When you hold me,
And your heart beats,
And you love me
Oh oh, ooh whoa
Oh oh oh whoa
Whoa oh ho, ho
Ooh baby
Yeah
Can’t you hear my heart beat
For the very first time?

Secondo voi l’interpretazione di Tarantino della canzone Like a Virgin è corretta? Scrivete la vostra opinione nei commenti.

L.M.

 

Clint Eastwood non abbandona il set

Clint Eastwood non abbandona il set

Clint Eastwood non abbandona il set. Incendio a Hollywood, Studios evacuati, ma il regista ed attore resta: “Devo finire una cosa”

Clint Eastwood non abbandona il set
Clint Eastwood non abbandona il set e si rifiuta di scappare dalle fiamme che si avvicinano e resta per terminare il suo ultimo lungometraggio. Nella zona degli Studios della Warner Bros era scoppiato un incendio ed a Hollywood era scattato il sistema di sicurezza con pompieri e polizia che erano giunti sul posto per evacuare tutti i presenti.

Tutti tranne uno, il più temerario ed impavido dei presenti, uno dei più grandi duri del cinema, Clint Eastwood. Ai soccorritori ha risposto perentorio: “Sto bene, c’è un lavoro da finire”. Così ha raccontato il figlio e attore Scott su Instagram con un video del fumo poco sopra i tetti dei degli Studios. “Il mio vecchio papà di 89 anni ha replicato così agli uomini della sicurezza ed è rientrato dentro la sala di mixaggio per assemblare il film”.

Il rogo è durato circa tre ore, ma è stato fermato grazie all’intervento di oltre 230 pompieri, assistiti da cinque elicotteri e due aerei anti incendio. Un vigile del fuoco è rimasto ferito mentre combatteva le fiamme. L’incendio ha bruciato circa 34 acri di terreno nell’area delle colline di Hollywood. Cosa abbia scatenato l’incendio che ha bruciato acri di terreno e minacciato anche gli Studios non è ancora chiaro.

Clint Eastwood non abbandona il set 2
Fiamme vicino alla Warner Bros. Il figlio e attore Scott ha documentato il tutto su Instagram : “Il mio vecchio papà di 89 anni non si muove e dice che deve finire il montaggio del film”. Alla polizia che gli ordinava l’evacuazione, la leggenda del cinema ha risposto: “Sto bene”. Ed è rientrato in studio

Il compositore Christopher Drake, durante l’incendio, ha twittato: “Ho dovuto evacuare il mio studio alla Warner Bros per la prima volta in assoluto a causa del fumo del #Barhamfire proprio dietro il lotto dello studio. Al momento WB è in blocco totale”.

Clint Eastwood si trovava all’interno delle sale di mixaggio, per ultimare il suo film: Richard Jewell. Il film racconta la storia di una oscura guardia della sicurezza della società telefonica AT&T, che coraggiosamente durante le Olimpiadi di Atlanta del 1996 riuscì ad evitare una strage dando l’allarme bomba.

Purtroppo però da eroe venne considerato il vero colpevole dell’attentato e per quasi tre mesi finì al centro delle indagini e dell’attenzione dei media. Il film è ispirato a un articolo scritto dalla giornalista Marie Brenner per Vanity Fair dal titolo “The Ballad of Richard Jewell” che ricostruisce gli avvenimenti del 30 luglio del 1996 e mostra le persecuzioni mediatiche che subì il povero addetto alla sicurezza come esemplari delle storture che può raggiungere una certa stampa. Il film verrà distribuito nelle sale statunitensi il prossimo 13 dicembre 2019,

Clint Eastwood non abbandona il set
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2019
Genere: drammatico
Regia: Clint Eastwood
Soggetto: articolo di Marie Brenner
Sceneggiatura: Billy Ray
Produttori: Clint Eastwood, Tim Moore, Jessica Meier, Kevin Misher, Leonardo DiCaprio, Jennifer Davisson, Jonah Hill
Casa di produzione: Malpaso Productions, Appian Way Productions, Misher Films, 75 Year Plan Productions
Distribuzione in italiano: Warner Bros. Pictures
Fotografia: Yves Bélanger
Montaggio: Joel Cox
Musiche: Arturo Sandoval
Scenografia: Kevin Ishioka

Attori e personaggi:

Paul Walter Hauser: Richard Jewell
Sam Rockwell: Watson Bryant
Kathy Bates: Bobi Jewell
Jon Hamm: Tom Shaw
Olivia Wilde: Kathy Scruggs
Ian Gomez: Eric Rudolph
Dylan Kussman: Bruce Hughes
Mike Pniewski: Brandon Hamm

 

L.M.

Sophia Loren con la sorella Anna Maria

Sophia Loren con la sorella Anna Maria

Sophia Loren con la sorella Anna Maria a Venezia nel 1955

Sophia Loren con la sorella Anna Maria
Sophia Loren con la sorella Anna Maria. Sophia Loren è nata nel 1934 Sofia Villani Scicolone, prese il nome d’arte con cui è conosciuta e famosa in tutto il mondo nei primi anni cinquanta, agli albori della sua carriera. Anna Maria nacque l’11 maggio 1938 nella casa dei nonni a Pozzuoli, quando il loro padre Riccardo aveva già lasciato la madre Romilda Villani. Il cognome ad Anna Maria venne riconosciuto solo molti anni dopo.

Una vicenda triste quella di Anna Maria che dovette lottare in tutti i modi per poter ottere il riconoscimento del padre che non ne voleva sapere di farlo

Il padre Riccardo si rifiutò per anni di darle il suo cognome, fu solo grazie all’intervento della sorella Sophia riuscì ad ottenerlo. Sophia Loren infatti pare che pagò il loro padre perchè facesse questo gesto.

Questa foto d’epoca ritrae le due sorelle felici e spensierate mentre si trovavano a Venezia nel 1955. Sophia Loren aveva iniziato da cinque anni la sua lunga e fortunata carriera di attrice, avendo però all’attivo già numerosissime pellicole di successo.

Anna Maria Villani Scicolone, detta Maria, ha all’attivo una carriera di cantante e personaggio televisivo, non ha scelto di intraprendere le orme della sorella. Ha inciso due 45 giri, il primo nel 1971 intitolato “È impossibile/I can’t give you anything by love” ed il secondo nel 1972, questa volta col titolo “Non finisce mai/Non finisce mai”.

L.M.

 

Le mutande di Ritorno al futuro indossate da Marty

Le mutande di Ritorno al futuro indossate da Marty McFly

Ecco quale ora il vero marchio che c’era sulle mutande di Ritorno al futuro, nella traduzione italiana si crea un anacronismo facilmente evitabile utilizzando un Brand diverso da Levi Strauss in luogo dell’originale

Le mutande di Ritorno al futuro indossate da Marty McFly
Le mutande di Ritorno al futuro. Il nome che Lorraine Baines da al figlio Marty in Ritorno al futuro non è Levi Straus come nella versione doppiata in italiano o spagnolo, ma Calvin Klein. In quella francese invece viene chiamato Pierre Cardin.

Un motivo c’è: in Italia nel 1985, l’anno in cui è uscita la pellicola, nessuno sapeva che marca fosse la Calvin Klein. Il marchio non aveva ancora spopolato da noi come già aveva fatto negli Stati Uniti. Il marchio Calvin Klein diventa infatti popolare e molto venduto nel nostro paese a partire dagli anni novanta.

Le mutande di Ritorno al futuro indossate da Marty McFly
Un pasticcio creato dai traduttori italiani e spagnoli, che crea problemi spazio – temporali, curioso pensando alla tematica dei viaggi nel tempo di cui tratta il film

Ve ne renderete conto se provate a guardare Ritorno al futuro in lingua originale. Questa scelta dei traduttori italiani crea un anacronismo, che in lingua originale non c’è: negli Stati Uniti del 1955 i Levi’s erano già molto conosciuti. La Levi’s è nota addirittura fin dalla fine del XIX secolo e quindi Lorraine non avrebbe mai potuto pensare che quel ragazzo venuto dal nulla si chiamasse Levi Strauss, dopo avere letto questo nome sulle sue mutande ed i Jeans di Marty.

Ecco perchè in lingua originale Lorraine chiama Marty Calvin Klein, un nome che negli anni cinquanta non significava nulla, perchè l’azienda, fondata dall’omonimo stilista, nacque solo nel 1968. Proprio l’anno in cui nella finzione cinematografica nasce Marty McFly, chissà se gli sceneggiatori  Robert Zemeckis (anche regista) e Bob Gale ci avevano pensato.

Luca Miglietta

Confessioni di Marco Giallini

Le confessioni di Marco Giallini a Vanity Fair

Le confessioni di Marco Giallini lo scorso alla popolare rivista di Gossip e moda

Le confessioni di Marco Giallini
Vi riportiamo un pezzo molto interessante delle confessioni di Marco Giallini, che il popolare attore interprete di Rocco Schiavone ha rilasciato il marzo scorso al giornalista Malcom Pagani .

È novembre e sto guidando la mia moto. La macchina che mi precede sfiora il paraurti di un camion e si ribalta. Provo a evitarla e mentre stringo le dita sul freno, due secondi prima dell’impatto, capisco che sto morendo. Per cui quando sei più di là che di qua rivedi tutta la tua vita passare in un istante. Una volta riaperti gli occhi con il casco sulla testa il palato, il bacino, il coccige in mille pezzi e più di cinquanta fratture in tutto il corpo. Fosse tutto simile a un sogno, come succede solo al cinema. Recuperando in tre mesi quando secondo i medici avrei dovuto metterci almeno un anno. Sul set di Romanzo criminale ero pieno di antidolorifici e mi reggevo in piedi a stento.

Avevo un corpo martoriato e ogni tanto, tra gambe, polso e braccia, mi si addormenta ancora tutto. La chiamano parestesia, ma ci vivo bene. Così bene che non ne potrei quasi fare a meno. Avete presente quando si è troppo felici e si ha paura che quella felicità finisca? Quello che mi è successo in fondo mi riporta alla mia natura: stare sempre all’erta. Se ti distrai, è finita. Se fossi stato un miracolato l’incidente non l’avrei fatto, avrei scartato di lato e sarei caduto come il bufalo cantato dal mio amico De Gregori.

Questa storia per prima cosa mi ha insegnato che poteva succedere anche a me. Che non ero immortale e non ero neanche Dio. Io sono intelligente. Se sei intelligente non puoi pensare di morire. Per terra, la notte dell’incidente mi dissi: “Cazzo, qui si mette male”, e poi, una volta superato il pericolo che il cuore, con tutte quelle emorragie interne, non reggesse, mi dissi un’altra cosa… Che, anche se sfortunatamente non ero io, Dio doveva esistere per forza…

L.M.

Scena del treno di Ritorno al futuro – Parte III

Scena del treno di Ritorno al futuro – Parte III

Scena del treno di Ritorno al futuro – Parte III, quando gli effetti speciali erano veramente speciali

Scena del treno di Ritorno al futuro - Parte III
Ecco una foto che spiega come è stata girata la scena del treno di Ritorno al futuro – Parte III. Sono stati utilizzati dei modellini che riproducevano sia la locomotiva del treno a vapore, che la DeLorean DMC-12.  Intanto la scena veniva ripresa con un cinepresa montata a bordo di una macchina che procedeva lentamente accanto ai modellini che si muovevano sulla finta ferrovia della Hill Valley del vecchio West.

Sorge spontane la battuta di Doc nel primo film della saga di Ritorno al Futuro: “Scusa la rozzezza di questo modello ma non ho avuto il tempo di farlo in scala e di dipingerlo”. Battuta fatta quando il dottor Emmett Brown nel 1955 mostra all’amico Marty McFly il modellino che spiega come riportarlo nel 1985 sfruttando la forza del fulmine.

Scena del treno di Ritorno al futuro - Parte III di zemeckis
Erano anni in cui la computer grafica non era ancora entrata nel mondo del cinema in maniera massiccia, altri tempi, in cui l’inventiva e l’immaginazione erano la migliore tecnologia. Il film uscito proprio nel 1990, pochi anni dopo i registi cominciano a capire che possono cominciare a sfruttare le potenzialità della CGI. Gli anni Novanta sono proprio il periodo che segna la svolta definitiva nell’impiego della computer grafica nel cinema.

Ecco alcuni dati della famosissima pellicola cult degli anni novanta

Ritorno al futuro – Parte III (Back to the Future Part III) è un film del 1990 diretto da Robert Zemeckis, terzo e ultimo episodio della omonima trilogia.  La pellicola ha una durata di 118 minuti. Tra gli attori ricordiamo Michael J. Fox, Christopher Lloyd, Mary Steenburgen, Thomas F. Wilson, Lea Thompson, Elisabeth Shue, Harry Carey Jr., J.J. Cohen, Flea, Dub Taylor, James Tolkan, Sean Gregory Sullivan, Mike Watson, Jeffrey Weissman, Christopher Wynne, Ricky Dean Logan, Bill McKinney, Marvin J. McIntyre

L.M.

Joaquin Phoenix parla del fratello River

Joaquin Phoenix parla del fratello

Joaquin Phoenix parla del fratello River Phoenix,  morto tanti anni fa e attore come lui, fratello che è stato determinante nella sua carriera da attore

Joaquin Phoenix parla del fratello River
Joaquin Phoenix parla del fratello River, senza il quale probabilmente non sarebbe diventato il grande attore che è adesso. Moltissime grandi interpretazioni nella sua lunga carriera, una su tutte forse l’interpretazione di Johnny Cash in Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line. Il suo ultimo film il recente Joker, diretto da Todd Phillips.

Quando avevo 15 o 16 anni mio fratello River Phoenix è tornato a casa dal lavoro con una VHS di un film intitolato Toro scatenato. Mi ha fatto sedere e mi ha fatto vedere il film. Il giorno dopo mi ha svegliato e me lo ha fatto rivedere. Poi ha detto ‘Devi ricominciare da capo a recitare, devi fare così’. Non me lo ha chiesto, me lo ha detto.

E io gli devo la mia carriera e la vita incredibile che mi ha fatto avere. Sono sopraffatto dall’emozione perché sto pensando a tutte le persone che hanno avuto una profonda influenza su di me. Sto pensando alla mia famiglia. Alle mie sorelle Rain, Liberty e Summer, che sono le mie migliori amiche. Sto pensando a mio padre, che mi ha insegnato l’etica del lavoro anche se Todd Phillips potrebbe non essere d’accordo, e a mia madre per essere una costante fonte di ispirazione. Tutto ciò che faccio è per lei….

Joaquin Phoenix parla del fratello River

Si trattava di un’intervista dove Joaquin Phoenix ha presentato anche il suo ultimo personaggio, il perfido e psicopatico Joker, del quale vengono raccontate le origini nell’omonimo film.

Forgiare questo Joker è stato un lavoro incessante. Non abbiamo rispettato le indicazioni iniziali che ci eravamo dati, perché definire in tutto e per tutto Joker significherebbe tradirne la natura e lo spirito sfuggente. È un personaggio difficile da definire, per cui non vorrei definirlo. Non vorrei mai che uno psichiatra capisse davvero che tipo di paziente abbia davanti a lui.

Ammetto che inizialmente ero spaesato, poi Todd mi ha inviato un testo con delle indicazioni che hanno acceso la luce. Di colpo avevo capito. Per arrivare davvero dentro Joker mi sono concentrato sul concetto di perdita, sia affettiva che fisica, perdendo molto peso. Ho cercato di segnare dei lati salienti della sua identità, ma ogni volta che arrivavo a delle risposte facevo un passo indietro. Volevo lasciare un’aura di mistero.

Joker ha una personalità sconfinata, difficile da sondare. Scavando dentro di lui ho trovato cose nuove sino all’ultimo giorno di riprese. Quello che mi ha attratto di questo film era proprio l’approccio personale di Todd, il suo essere indipendente e coraggioso. E così non ho potuto fare alto che imitarlo, ovvero fare per conto mio. Non mi sono riferito a nessuno. Non ho imitato nessuno. Non mi sono distanziato volutamente da nessuno. Ho pensato solo a fare il mio. Questo Joker è semplicemente nostro.

L.M.

Arnold Schwarzenegger volontario l’11 settembre

Arnold Schwarzenegger volontario l’11 settembre

Arnold Schwarzenegger volontario l’11 settembre 2001, dopo l’attentato alle Twin Towers a New York

Arnold Schwarzenegger volontario l'11 settembre
Arnold Schwarzenegger dopo l’attentato dell’11 settembre 2001

Arnold Schwarzenegger volontario l’11 settembre, lo sapevate? Non tutti lo sanno, ma a Ground Zero, subito dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers, Swarzy ha prestato servizio come volontario.

A New York, nonostante sia poco documentato, a cercare superstiti sotto le macerie c’era un certo Arnold Schwarzenegger. L’attore che ha interpretato Terminator ha lavorato intensamente in uno dei giorni più tristi della storia degli Stati Uniti e dell’umanità.  Non solo un eroe al cinema insomma, un eroe in tutti i sensi.

Arnold Schwarzenegger volontario l'11 settembre
Arnold Schwarzenegger a Ground Zero l’11 settembre 2001

Un illustre collega aveva aiutato i superstiti del World Trade Center quella triste giornata per la Grande mela ed il mondo intero.

Più conosciuta la vicenda di Steve Buscemi: l’attore è stato un vigile del fuoco a New York dal 1980 al 1984. Per questo motivo il giorno dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 Buscemi si era recato nella sua ex-caserma per prestare servizio come volontario, lavorando a turni di 12 ore per una settimana a Ground Zero. Come Swartzy ha cercato i sopravvissuti tra le macerie. Per lungo tempo evitò di parlarne e le telecamere, scegliendo di lavorare anonimamente come un qualunque altro vigile del fuoco, ma la storia venne comunque alla luce.

Le foto che vi abbiamo proposto dell’attore austriaco a Ground Zero dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers, le potete trovare sulla sua pagina ufficiale di Facebook e su altri canali social. Quella è la fonte da cui sono state prese queste foto, che documentano un bellissimo gesto poco noto dell’attore.

Luca Miglietta

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson, a breve distanza compare nella pellicola Once Upon a Time in Hollywood e nella serie tv Mindhunter

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson
Margot Robbie nei panni di Sharon Tate

Quello in Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino non è l’unico Charles Manson interpretato da Damon Herriman, l’attore australiano conosciuto in tv per i suoi trascorsi in Justified veste anche i panni del famigerato criminale statunitense anche nella serie di Netflix Mindhunter.

Sul grande schermo è uscito in molto paesi C’era una volta. . . a Hollywood, dove troviamo un Manson di fine Anni ’60, in televisione abbiamo visto il raccapricciante Charles Manson di Damon Herriman che ha inquietato gli spettatori di Mindhunter

Damon Herriman racconta come abbia affrontato prima il casting della serie tv:

“Mindhunter è nato forse sei mesi prima del film di [Quentin] Tarantino, ma per puro caso si sono girati in un paio di settimane l’uno dall’altro. Onestamente è stata solo una coincidenza. Quando ho avuto il provino per “C’era una volta a Hollywood “, avevo già trascorso mesi e mesi indagando su Manson, quindi era una specie di situazione insolita. Ma in questo caso stavo già facendo Manson [in “Mindhunter”], quindi è stato molto utile per me che conoscevo già il personaggio così bene”

Mindhunter’ came about maybe six months before the [Quentin] Tarantino movie, but by pure chance they shot within a couple of weeks of each other. Honestly it was just a coincidence. By the time I got the audition for ‘Once Upon a Time . . . in Hollywood,’ I had already spent months and months researching Manson, so it was kind of an unusual situation. But in this case I’d already been doing Manson [on ‘Mindhunter’] so it was very helpful for me that I already knew the character so well by that stage.

In C’era una volta. . . a Hollywood, gli spettatori vedono Manson alla porta di Sharon Tate (Margot Robbie) in Cielo Drive nel 1969. Sta cercando il produttore discografico Terry Melcher, il precedente occupante della casa. Il film di Tarantino rivisita in modo immaginario ciò che è realmente accaduto poco dopo: i selvaggi omicidi di Tate-LaBianca orchestrati da Manson ed eseguiti dai membri della sua “famiglia”.

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson 2
Herriman appare in Mindhunter nell’episodio 5. E’ ambientato nel 1980, 11 anni dopo gli omicidi. Gli agenti dell’FBI Bill Tench (Holt McCallany) e Holden Ford (Jonathan Groff) interrogano un Manson barbuto e incarcerato, che ha una svastica incisa sulla fronte, per sondare le profondità della sua psiche contorta. È una scena intensa di 10 minuti in cui c’è un Manson che parla con gli agenti e lascia un’iscrizione inquietante nella copia di Ford del libro di Vincent Bugliosi intitolato Helter Skelter: “Ogni notte mentre dormi io distruggerei il mondo. ”

Damon Herriman non ha caso ha interpretato due volte il ruolo del famigerato criminale americano, si era molto documentato e preparato su di lui

L’attore ha affermato davanti ai giornalisti:

hanno fatto davvero di tutto per il trucco in” Mindhunter. Penso che il [produttore esecutivo] David Fincher abbia voluto rendere la fisicità il più accurata possibile. Hanno usato il truccatore giapponese Kazu [Hiro], che è il migliore del mondo in quello che fa. Ha vinto un Oscar [nel 2018] per il trucco di Gary Oldman in “The Darkest Hour” e quello è stato lo stesso anno in cui abbiamo lavorato insieme a “Mindhunter. Essenzialmente la maggior parte della mia faccia che vedi è in qualche modo protesica. Le persone sono un po ‘tipo” Wow, come hanno trovato qualcuno che assomiglia tanto a Charles Manson?’ Beh, non assomiglio tanto a Charles Manson.”

Herriman ha affermato di aver fatto ricerche su Manson usando fonti d’archivio. Ha evitato di guardare le sue molte rappresentazioni sul piccolo e grande schermo:

avevo visto l’originale [CBS] Helter Skelter, ma probabilmente era 15 anni fa. Ricordo di aver visto la straordinaria interpretazione di Jeremy Davies nei panni di Manson nel remake [2004] di Helter Skelter. Lui e io abbiamo lavorato insieme in Justified. Non sono tornato a guardare [le altre rappresentazioni] perché pensai: “Beh, potrei diventare un po’ confuso se stai facendo Manson o facendo qualcun altro Manson.

Ho solo pensato che fosse più semplice guardare il vero ragazzo il più possibile. E ho compilato un piccolo video, della durata di otto minuti, che aveva il maggior numero possibile di frammenti l’uno dell’altro perché aveva così tante versioni diverse di se stesso che ha presentato.

Charles Manson è scomparso nel 2017 al Kern County Hospital di Bakersfield all’età di 83 anni.

Damon Herriman due volte nei panni di Charles Manson 3
Margot Robbie nei panni di Sharon Tate in C’era una volta a… Hollywood

C’era una volta. . . a Hollywood

Data di uscita: 18 settembre 2019
Genere: Commedia, Drammatico
Paese: Gran Bretagna, USA
Durata: 145 min
Anno: 2019
Regia: Quentin Tarantino

Attori:
Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Timothy Olyphant, Emile Hirsch, Zoe Bell, Dakota Fanning, Kurt Russell, Damian Lewis, Michael Madsen, Luke Perry, Julia Butters, Clifton Collins Jr., Scoot McNairy, Nicholas Hammond, Maurice Compte, Damon Herriman, Lew Temple, Margaret Qualley, Spencer Garrett, Austin Butler, Mike Moh, Rafal Zawierucha, Lena Dunham

Distribuzione:
Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia
Sceneggiatura:
Quentin Tarantino
Fotografia:
Robert Richardson
Montaggio:
Fred Raskin

L.M.